Oggi le cene in casa sono una delle tante facce della sharing economy: si condivide cibo genuino fra perfetti sconosciuti, contribuendo alla spesa. Ritrovarsi a cena (ma anche a pranzo o al brunch domenicale) tra sconosciuti può essere anche una buona occasione per creare nuovi rapporti o per avere dai proprietari di casa qualche dritta sulla città e sulla cultura del posto.
L’idea è semplice: aprire le porte delle cucine di casa agli ospiti, che siano in viaggio di lavoro o di piacere, per far scoprire loro i sapori tipici del luogo, scambiare quattro chiacchiere e perchè no, trasformare quest'occasione in un'opportunità di guadagno.

Come funziona

Il contatto si stabilisce sul web: su una delle tante piattaforme social si seleziona l’evento, si prenota e si paga. Oppure si riserva un posto direttamente sul sito (o sul profilo facebook) dell’home restaurant preferito. Esperienza imperdibile per i turisti desiderosi di scoprire dal vivo gusti e abitudini delle città che li ospitano, è ormai anche per i residenti l’ultima frontiera del social eating.
Cosa serve per l'attività
Poichè
tutto si svolge tra le mura domestiche, questa pratica non costituisce attività commerciale.  Non serve autorizzazione sanitaria, anche se è preferibile munirsi di un attestato sulla sicurezza alimentare. Relativamente all’aspetto fiscale, è possibile svolgere attività lavorativa occasionale, senza partita Iva, fino ad un massimo lordo di 5.000 euro annui, soglia di esenzione dall’obbligo contributivo. In caso di superamento dell’importo sarà sufficiente aprire una Partita Iva. Sul reddito generato, non superiore ai 30.000 euro annui, è previsto il regime agevolato dei minimi
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